Il passaporto protesico. In vacanza con la protesi.

Pubblicato il 1 maggio 2018

 

Il paziente protesizzato, trascorso il periodo di riabilitazione e convalescenza, può e deve tornare alla vita normale, ricominciare a fare le cose che la malattia prima e l’intervento poi gli hanno interdetto per un periodo più o meno lungo. Tra queste, pianificare un viaggio per lavoro o diporto considerando anche l’eventualità di prendere un volo aereo. Ora è bene sapere che il portatore di protesi metallica di “nuova generazione” non dovrebbe avere alcun problema a passare i controlli aeroportuali. I metal detector presenti nella quasi totalità degli aeroporti occidentali infatti sono “intelligenti”, riescono, cioè, a discriminare le protesi metalliche senza confonderle con armi o oggetti pensati per l’offesa, tuttavia le autorità aeroportuali consigliano sempre di viaggiare con un documento medico a seguito per scongiurare qualsiasi imbarazzante imprevisto.

 

Un tempo veniva consigliato al paziente protesizzato di viaggiare con un certificato medico che indicasse la posizione e la tipologia della protesi impiantata, il tutto, meglio se corredato dalle radiografie attestanti l’avvenuta sostituzione di articolazione (anca, ginocchio, spalla, caviglia).

 

Oggigiorno è possibile richiedere al medico o alla struttura a cui ci si è rivolti per effettuare l’intervento il proprio passaporto protesico.

 

Di cosa si tratta?

Il passaporto protesico altro non è che un certificato che ovviamente non sostituisce il documento di identità, ma è utile per ovviare ad alcuni inconvenienti  legati all’impianto protesico che si possono verificare quali l’attivazione di metal detector negli aeroporti, banche, negozi.
Quali dati devono essere presenti?

Il documento deve riportare i dati anagrafici del paziente (nome e cognome, data di nascita, indirizzo per esteso e numero di telefono), la data dell’intervento di protesizzazione, il numero, il lotto e il modello della protesi utilizzata e infine il lato (destro, sinistro) interessato dall’operazione.  E’ bene che il rilascio del documento venga chiesto anche in lingua inglese per essere di facile comprensione in caso di viaggio all’estero.


Quale la vera utilità?

Posto che i casi di attivazione dei metal detector dovrebbero essere residuali è utile aggiungere un’ulteriore riflessione. E’ infatti, ovviamente non augurabile, ma, purtroppo possibile, che si verifichino incidenti, cadute, distorsioni con ripercussioni improvvise all’impianto effettuato.

Lo specialista che vi  prenderebbe in cura verrebbe immensamente aiutato dalla reperibilità dei dati tecnici della vostra protesi per poter intervenire con la maggior sicurezza possibile. Essere a conoscenza della tipologia di viti utilizzate è, per esempio, fondamentale per procurarsi un estrattore adatto, essere informati sulla dimensione e modello di una protesi è altresì indispensabile per intervenire sulle componenti che possono essere sostituite. Non dobbiamo, infatti, mai dimenticare che non tutte le protesi vengono utilizzate in tutti i paesi, a volte alcune non sono state ancora approvate dai rispettivi enti preposti al rilascio dell’autorizzazione e pertanto la reperibilità di “pezzi di ricambio” non è sempre garantita.